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Il Forno Trasportabile
Negli anni Trenta il vecchio forno in muratura
fu abbattuto per fare posto all'ultima novità nel campo della Panificazione:
il forno a tubi. La novità consisteva nel sistema di distribuzione
del calore, non più dato dalla fiamma diretta, ma distribuito in
maniera uniforme da un sistema di tubi contenenti un liquido termoconduttore
che attraversavano il cielo e il pavimento delle camere di cottura.
Questi tubi convergevano nella camera di combustione alimentata
a legna o a carbone. Il forno in questione si chiamava Forno
Trasportabile Tibiletti, un nome assai curioso per un bestione
enorme pesante una decina di tonnellate, costruito su basamento
in mattoni e tutto in ferro.
Quando venne montato fu necessario abbattere un'intera parete del
panificio per far passare gli argani che dovevano sollevare le grandi
lastre in ferro delle camere di cottura.
Un'altra curiosità riguarda la camera di combustione: essa
venne costruita dall’interno, utilizzando dei piccoli mattoni refrattari
da un nano, l’unica persona in grado di lavorare in un ambiente
cosi angusto. Quando venne abbattuto nel 1974 scoprimmo con
meraviglia che gli elementi che lo componevano erano tutti imbullonati
fra loro e perfettamente integri nonostante i 50 anni di ininterrotto
funzionamento. Quando arrivammo al basamento in mattoni questi
erano ancora roventi, nonostante il forno fosse spento da più di
dieci giorni!
Forse non era “Trasportabile”, ma era senz’altro ben costruito!
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(foto: Il forno a tubi)
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(foto: La caserma Baldassarre) |
Il Pasticcio del sabato
Negli anni '60 era consuetudine per gli
abitanti del nostro rione ricorrere al Panificio per cuocere gli
alimenti più disparati. C’era la signora che portava sempre le sue
torte, quella che doveva cuocere un coniglio troppo grande, gli
amici che preparavano un arrosto per trenta persone e così
continuando. Silvio cercava sempre di accontentare tutti, anche
se in seguito dovette gradualmente dissuadere tutte le richieste
visto l’impegno e la perdita di tempo (leggi sonno) che queste richiedevano.
Un caso a parte era la Caserma Baldassarre. Essendo fornitori
della stessa, ed avendo un rapporto di amicizia con il Maresciallo
capo delle Cucine, capitava spesso che gli chiedessero di cucinare
qualcosa. Ricordo ancora le consegne del pane in Caserma, con la
mitica 600 Multipla e la mia meraviglia nel vedere quel mondo fatto
di fanti che marciavano, di grandi mezzi corazzati, di ufficiali
che impartivano ordini, il monumento con un piccolo carro dell’anteguerra
e il grande pennone con la bandiera italiana che sventolava al vento.
Il Maresciallo arrivava al sabato mattina, con due soldati, a bordo
di una Campagnola. Scaricavano delle enormi casseruole di Pasticcio
di Lasagne e le trasportavano all’interno del Panificio, dove poi
provvedevano a cucinarle. Talvolta portava anche qualche “Piatto”
come omaggio ad un nostro dipendente, per il quale provava un sincero
affetto, essendo questi una persona semplice e dai modi cordiali
e, soprattutto, dotato di un enorme appetito. Ricordo ancora quel
mattino che, seduto su uno sgabello con la marmitta stretta tra
le gambe, riuscì a divorare quasi tre litri di minestrone,
sotto lo sguardo incredulo dello stesso Maresciallo e dei suoi due
attendenti. Per noi bambini quella fu un impresa epica ed ancora
adesso, quando ricordiamo Renato (questo era il suo nome)
ci capita spesso di ricordare quell’episodio singolare e divertente
di tanti anni fa.
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(foto: La pelatura delle patate ai tempi della guerra) |
I "Sassi" e le Patate
Negli anni della Seconda Guerra Mondiale
la farina scarseggiava e i Panifici, soprattutto qui al Nord, utilizzavano
materie prime alternative per poter panificare. Le patate
erano, assieme alla polenta, il principale sostentamento
per tutte le famiglie di Maniago.
Questa bellissima fotografia testimonia fedelmente lo spirito di
partecipazione e di mutua assistenza che caratterizzavano la gente
in quegli anni così tristi e difficili. Nella foto, infatti, si
vedono le donne del vicinato intente a pelare una montagna di patate,
che poi venivano cotte e aggiunte alla farina. Quel ritrovarsi nel
cortile del Panificio divenne un rito e i visitatori non mancavano:
soldati, passanti, bambini e gente di altri rioni.
Bisogna ricordare che all’epoca questa via era densa di attività:
dall’Osteria alla Campana al Negozio di Coloniali,
dal Battiferro alla Sartoria e, nella piazzetta, la
fontana.
Già, la fontana. Parlando con una delle donne della foto,
ormai ultraottantenne, ho potuto conoscere l’importanza che questa
aveva per la gente. L’acqua, la vita di tutta una comunità
che le ruotava intorno. Per bere, per lavarsi, far da mangiare,
lavare i panni, per le bestie, e per tutti gli altri usi quotidiani
e la fontana era il centro di tutte le storie, i pettegolezzi, gli
amori, le nascite e le morti. Questa donna, guardando una vecchissima
foto della fontana mi raccontava delle vite e delle abitudini di
gente che non ho mai conosciuto, di come brutalmente tutto quel
mondo venne spazzato via nell’Italia del dopoguerra .
I “Sassi”, le pietre che da sempre erano sistemati fuori
delle case, dove ogni famiglia si sedeva a chiacchierare o semplicemente
a riposare, le fontane che erano numerose a Maniago, le colonnine
intorno alla fontana di Piazza Italia e i mitici Cancelli
della Loggia.
Tutto spazzato via dal progresso, che, a volte, assume l’aspetto
di amministratori e Sindaci che i “Sassi” li hanno nel cuore e nel
cervello.
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Il Forno a Gas
Il forno a carbone ha rappresentato una
svolta epocale nella panificazione perché permetteva la costruzione
di grandi camere di cottura uniforme ma richiedeva grandi scorte
di carbone altamente inquinante. Ed ecco quindi che arriva la modernità
con il nuovo forno a gas. Ora il gas si preleva direttamente
dalle tubature che scorrono sotto le strade e alimentano anche tutte
le abitazioni. Adesso non c' è più bisogno delle grandi scorte di
carbone che produceva una enorme quantità di fuliggine che come
una neve nera copriva ogni cosa..... ed era la disperazione di nostra
madre............
Non si trattava di un fatto di lieve entità perché, io che
ero bambino, ricordo ancora la necessità di costruire un enorme
camino, il più alto possibile per tentare di disperdere la fuliggine
il più lontano possibile. Vana illusione perchè una coltre nera
copriva inesorabilmente, ogni giorno, ogni cosa, entrava dalle finestre
e rendeva la vita impossibile.
Difficile da spiegare come fosse tragica la situazione ma se a questo
aggiungiamo anche il fatto che l'asfalto non era ancora arrivato
ai privati il piazzale antistante il panificio si può tranquillamente
immaginare come la piazza di una città del terzo mondo.
Fortunatamente anche la successiva asfaltatura del terreno circostante
il panificio contribuì a rendere tutto più sano e vivibile. Si poteva
finalmente respirare!
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(foto: Il Forno a gas)
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(foto: Come è cambiato il consumo di pane)
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Tempi Moderni
Il grafico qui a fianco mostra chiaramente
come sia cambiato il mondo, in particolare quello della panificazione,
negli ultimi trenta anni. Dalla piccola distribuzione si
è passati alla produzione industriale e allo stesso tempo i consumi
si sono orientati verso altri alimenti. Dall'immediato dopoguerra,
periodo durante il quale l'alimento principale era il pane, che
tra l' altro costava pochissimo, si è passati, complice anche la
crisi petrolifera e il migliore tenore di vita delle famiglie, ad
alimenti diversi riducendo di conseguenza il consumo di pane.
Per chiudere in bellezza nel 2008 è stata liberalizzata la
produzione di pane alla domenica, che prima era vietata, insostenibile
per un piccolo panificio a conduzione familiare. Come si vede nel
diagramma il consumo di pane artigianale si è praticamente ridotto
del settanta per cento. Ciò nonostante le piccole imprese non
si sono lasciate intimorire diversificando la produzione
fino ad arrivare, per esempio nel nostro caso, ad oltre
novanta tipi di pane diverso. Addirittura non si può più parlare
di pane inteso in senso classico, ma di prodotti che si avvicinano
più alla pasticceria che alla panificazione. Ovviamente,
parlando di pasticceria, anche questa, intesa come prodotti da forno,
ha subìto un incremento notevole con torte e biscotti di
tutti i tipi.
Purtroppo la crisi energetica ha portato i prezzi ad un notevole
incremento, infatti si può considerare la panetteria odierna una
"boutique " del pane, ben lontana da come si presentava negli
anni sessanta.
La gamma dei prodotti di panificazione è vastissima e copre anche
il desiderio del cliente più esigente o di quello che, per ragioni
di salute, presenta varie intolleranze. Per riportare
un esempio il pane al farro è esclusivamente pensato per
tutti i soggetti allergici alla farina. Vi sono poi altri tipi di
pane estremamente particolari, tipo il Kamut fatto con farina
egiziana. Per niente preoccupati gli artrigiani continuano nella
strada intrapresa e la clientela apprezza moltissimo la nuova vastissima
quantità di prodotti che vengono offerti ed è ben disposta a pagare
per gustare gli antichi sapori di una volta e le nuove proposte.
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